Il bilinguismo diffuso dovrebbe essere uno degli obiettivi della convivenza, la “miteinander-Leben” in questa terra, che purtroppo dobbiamo ammettere non è stato ancora raggiunto.
Eppure, si è fatto tanto per arrivarci, i nostri ragazzi e le nostre ragazze vengono esposte ad un numero di ore di seconda lingua, che si attesta intorno al migliaio, nell’intera carriera scolastica, che va dalla Scuola dell’Infanzia alla maturità.
E a seguito di questa piena esposizione linguistica, raggiungono a fatica al termine del percorso scolastico, la certificazione A2 o B1. Si tratta di un fallimento, ma è ingeneroso parlare di necessità di migliorare la didattica. Non si può certo dare la colpa alla scuola e ai docenti di L2, anzi.
Il nostro sistema scolastico prevede docenti di madrelingua, formazione continua per gli insegnanti, e didattiche innovative, come il CLIL (content and language integrated learning) e possibilità di frequentare il 4° anno della scuola superiore, in un Istituto scolastico di lingua diversa dalla propria.
Per un lungo periodo si è pensato che iniziare “prima” fosse la strada giusta e si sono attivati i corsi di tedesco all’infanzia italiana e l’italiano in prima classe della primaria, nella scuola tedesca.
Poi si è pensato che fosse una questione di quantità e per rispondere alle ansie delle famiglie si sono aumentate a dismisura le ore di lingua seconda, senza arrivare ad un risultato concreto.
Sul territorio provinciale sono presenti 2 centri multilingue, uno a Merano e uno a Bolzano, dove si possono ottenere consulenze personalizzate, strumenti all’avanguardia per l’auto-apprendimento ed è di pochi giorni fa la notizia che l’Ufficio Bilinguismo e lingue straniere della Ripartizione Cultura Italiana ha aperto un bando “Giri di Parole”, che ha accolto in 2 anni 40 progetti di promozione linguistica.
Stantio è anche il dibattito sulla lingua straniera o seconda lingua.
Chi si occupa di linguistica sa che la lingua seconda è quella che è praticabile sul territorio e la lingua straniera è quella che si parla “da un’altra parte”.
Se si può convergere sul fatto che sul territorio la lingua parlata sia il dialetto tedesco e non la lingua standard imparata a scuola, c’è qualcosa di più che ostacola l’apprendimento di un dialetto, da parte degli italiani, che è per definizione meno ricco di sovrastrutture e quindi più facile da usare.
Così come per i ragazzi e le ragazze di madrelingua tedesca, nel momento in cui si iscrivono alle Scuole Superiori, situate per lo più nei centri urbani, si possono creare le occasioni di utilizzo della lingua italiana.
E così il fenomeno delle iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alla scuola primaria di lingua tedesca, nelle realtà urbane, è sempre meno fenomeno e sempre più sistema.
Il partito di maggioranza relativa, che decide la maggior parte delle politiche di questa terra, non si riesce più a coedere intorno all’idea di partito di etnico. Nessuno ci crede più che la classe dirigente attuale potrebbe in qualche modo venire spodestata dal gruppo italiano.
Il bilinguismo diffuso che non c’è servirebbe soprattutto per non rinunciare alle energie dei nostri giovani, che tendono a non rientrare, ma a fermarsi nelle città sedi universitarie, una volta conseguito il titolo accademico.
Abbiamo fatto tanto. Facciamo un reset, senza clamore, monitoriamo dopo ogni esperienza, dal tedesco alla scuola dell’infanzia – che viene insegnato da maestre di una cooperativa di Trento (sic!), al 4° anno delle superiori in un’altra lingua – leggiamo i dati di quanti ne approfittano, quanto e come si comunica l’opportunità e che risultati dà, dalle competenze al termine della primaria, alle competenze al termine della scuola media inferiore e poi superiore. Copiamo dalla tanto amata Catalunya che dispone di una Segreteria di politica linguistica comune, per il castigliano e il catalano, con l’obiettivo di un reale bilinguismo diffuso.
Invece di tenere l’elefante nella stanza delle scuole dell’infanzia tedesche di città, affollate da bambini italiani e stranieri, proviamo ad immaginare un’offerta formativa sperimentale, senza lingua madre dell’asilo e poi monitoriamo.
Usiamo i ragionamenti e non le emozioni. Dopo oltre 50 anni dovremmo essere maturi per farlo, per queste ragioni abbiamo impegnato la Giunta a:
Il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale a:
a) Costituire un tavolo di lavoro permanente e paritetico sulla politica linguistica dell’Alto Adige Südtirol;
b) Definire le linee guida del lavoro di tale tavolo, partendo da un accurato e costante monitoraggio dei dati, da affidare all’Eurac;
c) Analizzare la possibilità di sperimentazione alla scuola dell’infanzia, nelle realtà urbane, staccandola dalla madrelingua, pur rispettando e rimanendo all’interno della cornice dell’articolo 19 dello Statuto di Autonomia.
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