Il tema della carenza degli insegnanti di sostegno e dei collaboratori all’integrazione è un tema a cui siamo molto sensibili. Soprattutto a seguito della pandemia, i bisogni educativi individualizzati si sono accentuati principalmente in quei bambini che già presentano difficoltà di apprendimento.
Per questo motivo abbiamo presentato una mozione con l’obiettivo di impegnare la Giunta Provinciale a riconoscere l’attuale carenza di docenti di sostegno e di collaboratori all’integrazione e pertanto costituire un tavolo permanente a cui partecipino le associazioni dei genitori con figli disabilità, gli operatori scolastici, i dirigenti scolastici, i referenti provinciali all’integrazione e gli ispettori all’inclusione. Abbiamo altresì richiesto di individuare e distribuire le risorse finanziarie per risolvere la cronica carenza di personale di sostegno, che non può limitarsi alla “sola” assistenza fornita dal collaboratore all’integrazione, ma deve essere vera azione didattico-educativa svolta dagli insegnanti di sostegno, avente come obiettivo l’inclusione, il diritto allo studio e il contrasto ad ogni forma di emarginazione all’interno della scuola. L’ultimo punto della mozione riguardava la garanzia di poter assicurare continuità didattica e affettivo-relazionale, condizione indispensabile ai soggetti più deboli, garantendo per un minimo di 3 anni la stessa figura di riferimento, sia essa/o insegnante o collaboratore all’integrazione, agli alunni disabili.
Dopo 7 mesi di lavoro incessante, di incontri con le associazioni di genitori, di confronti con gli addetti ai lavori, comunque la maggioranza in Consiglio Provinciale ha bocciato la mozione. La Lega ha tentato di salvare la faccia dichiarando l’assunzione di 80 collaboratori all’integrazione, senza specificare come sono stati calcolati i fabbisogngli organici: se considerando il reale fabbisogno, in base al numero di alunni con bisogni speciali e il numero delle ore necessarie a ciascuno o se proseguendo nel calcolo bizzarro che assegna 1 insegnante di sostegno ogni 100 iscritti. Se poi gli studenti con bisogni speciali fossero 3 in una scuola con 120 iscritti: che si arrangino!
Non ci resta che prendere atto che il buon senso nulla può contro gli ordini di scuderia della Giunta e in tutto questo brilla la debolezza dell’Assessorato alla Scuola Italiana, che non ha contezza neppure di quanti collaboratori all’integrazione saranno assegnati alle scuole italiane.
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