Abbiamo presentato e discusso un voto, con il quale intendevamo impegnare il Governo Italiano ad adottare tempestivamente il decreto legislativo previsto dalla legge delega 7 aprile 2022, n. 32, in linea con le esperienze più avanzate in Europa, che prevedono la fruibilità almeno per tre mesi del congedo di paternità.
Modificare la convinzione, che vede ancora troppe donne conciliare il lavoro di cura con l’impegno professionale è fondamentale, per non perdere il capitale umano, le competenze e le sensibilità di più del 50% della popolazione, costituito da donne.
Pensiamo alla fatica che fanno aziende e istituzioni a trovare personale e a come rinunciamo al potenziale femminile, perché lo releghiamo in casa, come si faceva negli anni ’50.
Secondo i dati pubblicati recentemente da Repubblica sono 44.669 le madri lavoratrici che hanno lasciato il lavoro nel 2022 in Italia e 1.200 in Alto Adige. Tra chi si dimette per la fatica di conciliare lavoro e figli il 7% è uomo, mentre il 63% è donna.
L’autonomia economica delle donne è ostacolata dal peso del lavoro di cura, che ricade principalmente sulle loro spalle.
5 ore è il tempo medio dedicato ogni giorno al lavoro di assistenza e cura dalle donne.
1 ora e 48’ il tempo medio dedicato ogni giorno al lavoro di assistenza e cura dagli uomini.
Forte è ancora il condizionamento culturale dato dagli stereotipi, tali per cui il 21% delle persone crede che una donna debba avere figli per sentirsi completa, mentre lo stesso ragionamento non vale per gli uomini.
Ma la discontinuità lavorativa e il divario salariale hanno un impatto diretto sul reddito pensionistico delle donne, con un importo medio mensile della pensione, che vede le pensioni degli uomini più alte del 36%.
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